Inner Topography (Province - Milan)
Inner Topography (Province – Milan) è una mappa mentale generativa che nasce dalla mia esperienza quotidiana di pendolarismo tra la provincia e Milano. L’opera prende la forma del simbolo dell’infinito, ma non come puro segno grafico: ogni lobo rappresenta uno stato mentale opposto, trasformando il percorso in un ciclo continuo che si auto-genera senza inizio né fine, come la routine quotidiana di chi si muove tra spazi prevedibili e spazi incogniti.
Il polo della provincia, che coincide con la mia casa, è caratterizzato da una forma più larga e dilatata, lineare e regolare, che comunica stabilità e prevedibilità. Il colore qui è un azzurrino chiaro e desaturato, tono morbido e rilassante, pensato per evocare uno stato mentale calmo, in cui la mente può “stare a riposo” perché il contesto è familiare e sicuro. La linea del percorso è fluida, con minime variazioni, e mantiene una frequenza costante.
Il polo di Milano, al contrario, rappresenta uno spazio familiare ma imprevedibile, dove la mente deve essere sempre allerta. Qui l’infinito si restringe, la linea si fa più stretta, nervosa e accelerata, generando micro-vibrazioni irregolari e momenti di instabilità visiva, come se la mente fosse stimolata da un sovraccarico di informazioni. Il colore diventa più intenso, saturo e tendente al blu violaceo, evocando tensione, concentrazione e attenzione. La combinazione di forma, frequenza e colore rende immediatamente percepibile la differenza tra uno stato mentale calmo e uno stimolato.
La transizione tra i due poli non è lineare: il percorso è animato da variazioni imprevedibili, che simulano come la mente reagisce di fronte all’imprevisto. Ogni ciclo dell’infinito mantiene coerenza interna ma introduce leggere irregolarità, così che il percorso non sia mai identico a quello precedente, aumentando la sensazione di dinamicità e vitalità.
Il lavoro è totalmente astratto, non tenta di rappresentare Milano o la provincia in senso geografico: non ci sono mappe, monumenti o riferimenti fisici. Tutto è traduzione di stati mentali, tensione cognitiva e percezione soggettiva. Il titolo stesso, Inner Topography, suggerisce che ciò che è rappresentato è una geografia interna, una “topografia” della mente e delle emozioni, in cui i luoghi fisici servono solo da punto di ancoraggio concettuale.
La scelta dei colori, della dilatazione e del restringimento, e della frequenza della linea sono quindi strettamente legate alla percezione emotiva: il colore non è decorativo, ma veicolo di stato mentale, così come la variazione spaziale e la frequenza della linea. La provincia è calma, ampia e chiara; Milano è compressa, intensa e irregolare. L’infinito diventa così un strumento di mappatura emozionale, che trasforma un’esperienza personale in un linguaggio visivo universale e generativo.
In sintesi, Inner Topography (Province – Milan) non racconta una città, ma racconta come la città può attivare uno stato mentale, e come la routine e l’imprevisto influenzino il nostro equilibrio interiore. L’infinito, nel suo movimento ciclico, diventa metafora della vita quotidiana tra sicurezza e attenzione, tra prevedibile e imprevisto, tra casa e città.
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